lunedì 1 Giugno 2026
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Ambiente

Prodotto green, il dettaglio che molti non controllano sull’etichetta

Le nuove regole contro il greenwashing rendono più importante controllare claim, certificazioni e prove dietro parole come green, eco e sostenibile.

Etichette ambientali generiche con lente e checklist
Etichette ambientali e controlli prima dell’acquisto: immagine illustrativa generata con AI, non riferita a prodotti o marchi reali.

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Quando un prodotto si presenta come “green”, il dettaglio da controllare non è la parola in sé, ma la prova che la sostiene. Le nuove regole europee recepite in Italia puntano proprio a frenare claim vaghi, etichette poco trasparenti e promesse ambientali non verificabili. Per chi compra, il punto pratico è semplice: prima di fidarsi di uno slogan, bisogna capire cosa riguarda, chi lo certifica e dove sono le informazioni.

Il tema è tornato attuale perché il decreto legislativo 20 febbraio 2026, n. 30 è già in vigore dal 24 marzo 2026, mentre le disposizioni si applicheranno dal 27 settembre 2026. Non significa che ogni prodotto con una foglia disegnata sia scorretto, ma che parole come “sostenibile”, “eco” o “a impatto zero” non possono essere trattate come decorazioni innocue se orientano l’acquisto.

Perché se ne parla ora

La Direttiva (UE) 2024/825 nasce per dare ai consumatori informazioni più chiare su durabilità, riparabilità, garanzia e sostenibilità. La Commissione europea ha spiegato che le nuove norme vietano asserzioni ambientali vaghe quando l’impresa non è in grado di dimostrarle e limitano l’uso di loghi volontari inattendibili sulla sostenibilità.

In Italia il recepimento passa dal decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 9 marzo 2026. Il testo modifica il Codice del consumo e introduce definizioni specifiche, tra cui “asserzione ambientale”, “asserzione ambientale generica”, “etichetta di sostenibilità” e “sistema di certificazione”. È un cambio utile anche per chi non segue il diritto dei consumatori: molti acquisti quotidiani, dai detergenti agli accessori casa, passano ormai da messaggi ambientali sempre più visibili.

Checklist per controllare claim ambientali e sostenibilità
Controllare claim, etichette e prove prima di fidarsi di una promessa verde: immagine illustrativa generata con AI.

Il controllo che molti saltano

Il primo controllo è capire se il claim è specifico. “Confezione con il 70% di carta riciclata”, se verificabile, dice molto più di “scelta amica dell’ambiente”. Un messaggio generico può confondere perché non chiarisce se il vantaggio riguarda il prodotto, l’imballaggio, la produzione, il trasporto o solo una piccola parte dell’offerta.

Il secondo controllo riguarda l’etichetta. Una certificazione dovrebbe essere riconoscibile, spiegata e collegata a requisiti consultabili. Un bollino inventato dal venditore, senza sistema di verifica o autorità pubblica alle spalle, non vale quanto una certificazione basata su regole accessibili e controlli indipendenti.

Il terzo controllo è la promessa sul futuro. Frasi come “diventeremo carbon neutral” o “ridurremo l’impatto” hanno senso solo se sono accompagnate da impegni chiari, obiettivi misurabili, scadenze e un piano realistico. Senza questi elementi, la promessa rischia di restare comunicazione più che informazione.

Cosa sapere prima di comprare

Prima di mettere nel carrello un prodotto spinto come sostenibile, conviene chiedersi tre cose: quale parte del prodotto è davvero più sostenibile, quale prova viene indicata e se quella prova è facile da trovare. Se la risposta richiede una ricerca impossibile, il claim non aiuta molto il consumatore.

Attenzione anche alle promesse basate solo sulla compensazione delle emissioni. Il decreto inserisce tra le pratiche sempre considerate scorrette l’affermare, sulla base della compensazione dei gas serra, che un prodotto ha un impatto neutro, ridotto o positivo sull’ambiente in termini di emissioni. In pratica, “impatto zero” non dovrebbe diventare una scorciatoia se il beneficio reale non è spiegato con chiarezza.

Un altro dettaglio riguarda i requisiti obbligatori. Se una caratteristica è imposta dalla legge a tutti i prodotti di una categoria, presentarla come vantaggio esclusivo può trarre in inganno. Vale lo stesso principio per durabilità e riparabilità: un prodotto non dovrebbe essere presentato come riparabile se non lo è davvero, né più durevole di quanto risulti in condizioni d’uso normali.

Cosa controllare, cosa evitare

  • Controlla il soggetto del claim: prodotto intero, imballaggio, ingrediente, filiera o azienda.
  • Cerca prove accessibili: certificazioni, schede tecniche, criteri di verifica, dati o spiegazioni chiare.
  • Diffida delle parole isolate: “green”, “naturale”, “eco” e “sostenibile” senza dettagli sono segnali deboli.
  • Verifica i loghi: un simbolo verde non è automaticamente una certificazione riconosciuta.
  • Non confondere riciclabilità e riciclato: sono concetti diversi e dipendono anche dai materiali e dalla raccolta locale.
  • Evita decisioni solo emotive: colore verde, foglie e immagini naturali possono comunicare un’idea, ma non sono prove.

Il punto che divide

Il dibattito non è tra chi vuole comprare “verde” e chi non ci crede. Il punto è capire quando la comunicazione ambientale informa davvero e quando invece sfrutta una sensibilità crescente. Regole più severe possono aiutare i consumatori, ma mettono pressione anche sulle imprese che usano la sostenibilità in modo serio: devono spiegarsi meglio, documentare di più e distinguersi da chi usa slogan generici.

Per il pubblico, la conseguenza più concreta sarà una maggiore attenzione alle prove. Non serve trasformare ogni acquisto in un’indagine legale, ma alcune domande rapide possono evitare scelte basate solo sul packaging. Se il vantaggio ambientale è reale, dovrebbe essere spiegato in modo comprensibile.

Domande rapide

Un prodotto “green” è sempre più sostenibile?

No. La parola da sola non basta. Bisogna controllare a cosa si riferisce e quali prove la accompagnano.

Le nuove regole sono già applicabili?

Il decreto italiano è entrato in vigore il 24 marzo 2026, ma le disposizioni si applicano dal 27 settembre 2026, come indica la Gazzetta Ufficiale.

Un logo con una foglia è una certificazione?

Non necessariamente. Può essere un elemento grafico. Una vera etichetta di sostenibilità deve rimandare a criteri, verifiche o sistemi riconoscibili.

Cosa fare se un claim sembra ingannevole?

Si possono conservare schermate, etichette e ricevute, poi verificare le informazioni disponibili sul sito del venditore o del produttore. Per casi concreti è prudente rivolgersi alle associazioni dei consumatori o ai canali istituzionali competenti.

Fonti

  • Gazzetta Ufficiale, Decreto legislativo 20 febbraio 2026, n. 30, GU Serie Generale n. 56 del 9 marzo 2026: https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2026/03/09/26G00047/sg
  • Gazzetta Ufficiale, articolo 2 del decreto, applicazione dal 27 settembre 2026: https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaArticolo?art.codiceRedazionale=26G00047&art.dataPubblicazioneGazzetta=2026-03-09&art.flagTipoArticolo=0&art.idArticolo=2&art.idGruppo=0&art.idSottoArticolo=1&art.idSottoArticolo1=10&art.progressivo=0&art.versione=1
  • Commissione europea, Rappresentanza in Italia, nuove norme UE sulla responsabilizzazione dei consumatori per la transizione verde, 27 marzo 2024: https://italy.representation.ec.europa.eu/notizie-ed-eventi/notizie/entrano-vigore-le-nuove-norme-dellue-sulla-responsabilizzazione-dei-consumatori-la-transizione-verde-2024-03-27_it
  • Consiglio dell’Unione europea, approvazione definitiva della direttiva, 20 febbraio 2024: https://www.consilium.europa.eu/it/press/press-releases/2024/02/20/consumer-rights-final-approval-for-the-directive-to-empower-consumers-for-the-green-transition/
  • AGCM, Relazione annuale sull’attività svolta, 31 marzo 2026: https://www.agcm.it/dotcmsdoc/relazioni-annuali/relazioneannuale2025/AGCM_Relazione_annuale_2026.pdf

Ultimo controllo: 1 giugno 2026, 10:45 CEST, Europe/Rome.

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