domenica 26 Luglio 2026
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Ambiente

Data center: promessa digitale, conto energetico

Il Governo accelera su due grandi data center tra area milanese e Piemonte. La promessa è digitale, ma il nodo da seguire è energia, rete e impatto sul territorio.

Sala server generica per un articolo su data center ed energia
Sala server generica: immagine illustrativa generata con AI, non riferita ad aziende, progetti o luoghi reali.

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I nuovi data center annunciati tra Lombardia e Piemonte promettono investimenti e infrastrutture digitali, ma il punto da capire è quanta energia, quanta rete e quale impatto territoriale serviranno davvero. Il via libera politico non equivale a cantieri già chiusi: apre una corsia amministrativa più coordinata, con autorizzazioni ancora da completare. La domanda utile, quindi, non è solo “arrivano?”, ma a quali condizioni.

Il tema è diventato caldo dopo la decisione del Consiglio dei ministri, comunicata dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy il 24 luglio 2026, di dichiarare di preminente interesse strategico nazionale due grandi programmi di investimento. Uno riguarda l’area metropolitana di Milano, nei comuni di Settimo Milanese e Cusago. L’altro riguarda Trino, in provincia di Vercelli, con la riconversione dell’ex centrale elettrica Galileo Ferraris.

Perché se ne parla ora

Il comunicato del Mimit parla di circa 8 miliardi di euro complessivi: 4 miliardi per il programma “Equinix per l’Italia” nell’area milanese e circa 4 miliardi per il “Cavour Hyperscale Campus” a Trino. Sono numeri che attirano attenzione perché i data center non sono più soltanto capannoni tecnologici: sono infrastrutture dove passano cloud, piattaforme digitali, servizi aziendali, intelligenza artificiale e connettività.

Per il Governo, la posta in gioco è industriale: attrarre investimenti, rafforzare la capacità digitale e velocizzare procedure considerate strategiche. Per i territori, però, il tema è più concreto. Un data center porta lavoro e indotto, ma richiede connessioni elettriche robuste, raffreddamento, autorizzazioni ambientali, suolo adeguato e rapporti chiari con i comuni che lo ospitano.

Cosa è stato deciso davvero

La dichiarazione di interesse strategico nazionale non significa che ogni dettaglio sia già approvato. Serve a riconoscere la rilevanza dei programmi e a prevedere, per ciascun investimento, un commissario straordinario di Governo incaricato di coordinare le attività amministrative e accelerare il percorso verso l’autorizzazione unica.

Nel caso milanese, il programma indicato dal Mimit prevede sette nuovi centri di elaborazione dati tra Settimo Milanese e Cusago, destinati a servizi di colocation, connettività e carichi di lavoro legati anche all’intelligenza artificiale. Il Ministero indica anche la copertura del fabbisogno energetico con fonti rinnovabili tramite uno specifico accordo già sottoscritto.

Nel caso piemontese, il campus di Trino è descritto come una riconversione di un sito industriale già esistente. Il comunicato parla di una potenza complessiva compresa tra 300 e 400 megawatt, conferenza di servizi entro la fine del 2026, autorizzazione unica entro la fine del 2027 e primo lotto in funzione entro la fine del 2028. Sono scadenze programmatiche, non appuntamenti per il pubblico.

Server generici, cavi e raffreddamento per data center
Energia, rete e raffreddamento nei data center: immagine illustrativa generata con AI, non riferita a impianti o luoghi reali.

Il nodo energia

Qui nasce il dibattito. Terna ricorda che i data center consumano elettricità in modo continuo, perché devono alimentare server, raffreddamento, sicurezza e continuità operativa. Secondo i dati citati da Terna, nel 2022 i data center globali hanno consumato circa 460 TWh di elettricità, quasi il 2% della domanda mondiale, con una possibile crescita del 30-40% entro il 2026 spinta da intelligenza artificiale e cloud hyperscale.

La promessa “energia rinnovabile” è importante, ma non chiude da sola il discorso. Conta se l’energia è davvero disponibile nelle ore in cui serve, come viene gestita la connessione alla rete, quali opere sono necessarie, quale raffreddamento viene scelto e se il calore prodotto può essere recuperato. Il WWF, nel report 2026 sui data center, insiste proprio su efficienza, recupero del calore e localizzazione su aree già impermeabilizzate, degradate o dismesse.

Cosa guardare prima di esultare o preoccuparsi

La prima cosa da controllare è la localizzazione. Un progetto su aree industriali da riqualificare ha un impatto diverso rispetto a nuovo consumo di suolo. Per questo il caso di Trino, legato a un’ex centrale, sarà osservato anche come esempio di riconversione.

La seconda è la trasparenza energetica. Non basta dire “rinnovabili”: servono dettagli su potenza richiesta, accordi di fornitura, capacità di rete, eventuali accumuli, piani di emergenza e rapporto con il sistema elettrico locale. La crescita dei data center può essere gestita meglio se è programmata, non se arriva tutta insieme dove la rete è già sotto pressione.

La terza è l’efficienza. Un data center moderno può consumare meno a parità di calcolo rispetto a infrastrutture più vecchie, ma il salto dei carichi legati all’intelligenza artificiale cambia la scala del problema. Indicatori come efficienza energetica, uso dell’acqua e recupero del calore diventeranno sempre più centrali anche per cittadini e amministrazioni.

Cosa evitare nel dibattito

Il primo errore è raccontare i data center solo come miracolo occupazionale. I posti di lavoro in fase di cantiere e quelli a regime non sono la stessa cosa. Il Mimit distingue infatti tra addetti durante la realizzazione, occupati diretti e indiretti a regime e indotto stimato.

Il secondo errore è considerarli soltanto un problema ambientale. Senza data center non esistono molti servizi digitali che usiamo ogni giorno, dalle app aziendali alla sanità digitale, dai pagamenti online agli strumenti di intelligenza artificiale. La questione è dove costruirli, con quali regole e con quali garanzie.

Il terzo errore è confondere autorizzazione rapida con assenza di controlli. Le procedure accelerate dovrebbero servire a coordinare meglio gli enti, non a rendere invisibili impatti e prescrizioni. Per chi vive nei territori interessati, le fasi da seguire saranno conferenze di servizi, atti autorizzativi, eventuali valutazioni ambientali e documenti tecnici pubblici.

Domande rapide

Questi data center sono già in costruzione?

No. Il Governo ha dichiarato i programmi di interesse strategico nazionale e prevede commissari per coordinare le procedure. Per il progetto di Trino il comunicato indica conferenza di servizi entro fine 2026 e autorizzazione unica entro fine 2027.

Perché Milano è così centrale?

Milano e la Lombardia sono già aree forti per connettività, imprese, cloud e infrastrutture digitali. Terna segnala proprio nel Nord, e in particolare in Lombardia, una crescita significativa delle richieste di connessione alla rete per nuovi data center.

Il punto critico è solo l’elettricità?

No. Energia, rete, raffreddamento, acqua, recupero del calore, suolo e rapporto con il territorio contano insieme. Un progetto efficiente può ridurre alcuni impatti, ma deve essere verificabile nei documenti tecnici.

Fonti

Ultimo controllo: 26 luglio 2026, 16:45 Europe/Rome.

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