Le confezioni più piccole rendono la spesa più difficile perché il prezzo sul cartellino può restare simile mentre cambia la quantità acquistata. La shrinkflation non è sempre illegittima, ma diventa un problema quando il consumatore non capisce subito che sta pagando di più al chilo o al litro. Per questo, più dell’aspetto della confezione, oggi conta leggere il prezzo per unità di misura e gli eventuali avvisi esposti nel punto vendita o nella scheda online.

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Perché se ne parla adesso
Il tema è tornato caldo dopo il passaggio normativo sulla trasparenza dei prodotti preconfezionati. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy descrive la shrinkflation, o riporzionamento, come la riduzione della quantità nella confezione con aumento del prezzo per unità di misura. Nelle FAQ ministeriali viene anche spiegato che la Commissione europea aveva contestato l’idea di un obbligo direttamente in etichetta e che la nuova formulazione sposta l’informazione in modo chiaro e visibile verso il punto vendita, con un ruolo della filiera.
Il punto pratico per chi fa la spesa è semplice: non basta ricordare com’era la confezione qualche mese fa. Formato, grammi, prezzo al chilo, prezzo al litro e promozioni vanno letti insieme, soprattutto su prodotti abituali come pasta, biscotti, detergenti, snack, bevande, prodotti per la casa e cura personale.
Cosa sapere prima di mettere nel carrello
La confezione più piccola non è automaticamente una truffa. Un’azienda può cambiare formato, ricetta, grammatura o posizionamento commerciale. Il problema nasce quando la riduzione non è percepibile e il prezzo unitario sale senza che il consumatore abbia elementi chiari per confrontare.
La prima informazione utile è il prezzo per unità di misura. Nella pratica è il dato che permette di confrontare confezioni diverse: euro al chilo, euro al litro, euro per 100 ml o altra unità indicata. Se il pacco sembra identico ma passa da 500 a 450 grammi, il prezzo finale può apparire stabile mentre il costo reale aumenta.
La seconda informazione è la quantità nominale. Va cercata sulla confezione e non dedotta dalla dimensione esterna. Alcuni imballaggi hanno molto spazio vuoto per ragioni tecniche, di protezione o di marketing, quindi l’occhio può ingannare.
Cosa controllare davvero
- Prezzo al chilo o al litro: è il confronto più utile tra formati diversi, offerte e marchi concorrenti.
- Quantità netta: controllare grammi, millilitri o numero di pezzi, non solo la grandezza della confezione.
- Avvisi sullo scaffale o online: se il prodotto è stato riporzionato, l’informazione può essere resa nel punto vendita o nella scheda prodotto, secondo la formulazione descritta dal MIMIT.
- Promozioni: uno sconto alto può essere meno conveniente se parte da un formato ridotto o da un prezzo unitario più alto.
- Prodotti abituali: sono quelli in cui il cambiamento si nota meno, proprio perché si compra “a memoria”.
Cosa evitare
Meglio non affidarsi solo al prezzo grande scritto sul cartellino. È anche rischioso confrontare due confezioni guardando solo la marca o il colore, perché formati simili possono contenere quantità diverse. Attenzione pure alle offerte multipack: a volte convengono, altre volte servono solo a rendere più faticoso il confronto.
Un altro errore è pensare che la confezione più grande sia sempre più conveniente. Il prezzo unitario può smentire l’impressione iniziale, soprattutto quando ci sono sconti, formati famiglia, prodotti concentrati o promozioni a tempo.
Il nodo che divide
La parte più discussa è dove debba stare l’avviso. L’etichetta sulla confezione sarebbe immediata per il consumatore, ma può creare problemi di proporzionalità e circolazione delle merci nel mercato europeo. L’avviso sullo scaffale o nella scheda online è meno invasivo per i produttori, ma richiede attenzione da parte del negozio e del cliente.
Per questo la vera difesa quotidiana resta il confronto del prezzo unitario. Non sostituisce gli obblighi informativi, ma aiuta a non dipendere solo da cartelli, claim o ricordi visivi.
Domande rapide
La shrinkflation è vietata?
No, ridurre un formato non è automaticamente vietato. Il punto è la trasparenza verso chi compra, soprattutto se la quantità scende e il prezzo per unità di misura sale.
Devo trovare sempre un avviso sulla confezione?
Non necessariamente. Le FAQ del MIMIT spiegano che la nuova formulazione prevede informazioni rese dal commerciante nel punto vendita, mentre produttori e distributori devono informare la filiera dell’avvenuto riporzionamento.
Qual è il controllo più utile?
Guardare il prezzo al chilo o al litro e confrontarlo con confezioni simili. È il modo più rapido per capire se un formato apparentemente comodo costa di più.
Fonti
- Ministero delle Imprese e del Made in Italy, FAQ sul riporzionamento dei prodotti confezionati.
- Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Commissione allerta rapida e contrasto alla shrinkflation.
- Documentazione Economica e Finanziaria, Legge 16 dicembre 2024, n. 193, articolo 23.
- Codacons, nota sulle nuove regole contro la shrinkflation.
- Geopop, riepilogo divulgativo sulle nuove norme dal 15 luglio 2026.
Ultimo controllo: 12 agosto 2026, ore 16:45 Europe/Rome.