Il rischio nelle acque interne non si capisce guardando solo la superficie. Laghi, fiumi e tratti non sorvegliati possono sembrare tranquilli, ma fondale, correnti, freddo, stanchezza e tuffi improvvisati cambiano tutto in pochi secondi. Il nuovo richiamo dell’ISS sugli annegamenti riporta il tema al centro proprio all’inizio della stagione dei bagni.
Per chi vive tra Lombardia e Lago di Como il punto non è rinunciare all’acqua, ma entrarci con più criterio. La sicurezza dipende da dove si fa il bagno, da chi è con noi, da quanto siamo allenati e da cosa controlliamo prima di tuffarci.
Indice articolo
Perché se ne parla adesso
L’Istituto Superiore di Sanità ha rilanciato il tema dopo la presentazione della relazione annuale dell’Osservatorio per la prevenzione degli annegamenti e degli incidenti in acque di balneazione. Secondo i dati diffusi dall’ISS e ripresi dalle agenzie, nel biennio 2024-2025 in Italia sono stati registrati oltre 600 annegamenti fatali, con una quota importante anche nelle acque interne.
Il dato arriva in un momento prevedibile: weekend caldi, prime gite, piscine aperte, laghi frequentati e più persone che cercano refrigerio. Proprio quando l’acqua sembra la soluzione più naturale, cresce il rischio di sottovalutare segnali pratici: profondità non chiara, accessi scivolosi, assenza di sorveglianza, bambini troppo lontani dagli adulti, alcol o stanchezza dopo ore al sole.
Cosa controllare prima di entrare
La prima verifica è il luogo. Le indicazioni del Ministero della Salute invitano a preferire acque sorvegliate, con personale qualificato e segnaletica chiara. In un lago o in un fiume non basta vedere altre persone in acqua: possono esserci correnti, sbalzi di profondità, pietre, pontili, barche o zone vietate alla balneazione.
La seconda verifica è personale. Saper nuotare aiuta, ma non annulla freddo, crampi, affaticamento, panico o difficoltà a rientrare. Chi non è allenato dovrebbe restare vicino alla riva e non trasformare una nuotata estiva in una prova di resistenza.
La terza verifica riguarda bambini e ragazzi. Braccioli, materassini e giochi gonfiabili non sostituiscono la presenza ravvicinata di un adulto. In acqua la supervisione deve essere continua, non a distanza, perché un momento di distrazione può bastare.

Cosa evitare senza drammi
Il tuffo è la scena più tentante, ma anche una delle più insidiose se il fondale non è conosciuto. Il Ministero raccomanda di evitare tuffi da scogliere o in zone non protette e di entrare solo dove la profondità è adeguata. Vale anche per pontili, rive rocciose e punti panoramici trasformati in accessi improvvisati.
Da evitare anche il bagno dopo una lunga esposizione al sole o quando ci si sente appesantiti, confusi o molto stanchi. Non serve fare terrorismo: basta aspettare, rinfrescarsi gradualmente e capire se si è davvero nelle condizioni giuste.
Attenzione poi ai segnali ignorati perché sembrano banali: cartelli di divieto, acqua torbida, vento che aumenta, temporali in arrivo, imbarcazioni vicine, riva difficile da risalire. Se il rientro non è semplice a piedi, lo sarà ancora meno da bagnati e affaticati.
Il punto che molti sottovalutano
La discussione pubblica sugli annegamenti spesso si concentra sui bambini, ed è giusto. Ma i dati richiamati dall’ISS indicano anche un forte coinvolgimento degli adulti, soprattutto uomini, e delle acque interne. Questo cambia il messaggio: non è solo un tema da genitori, ma una questione di comportamento per chiunque entri in acqua.
Il lago, in particolare, può ingannare perché non ha onde evidenti come il mare. Può sembrare più controllabile, ma temperatura, profondità e riva possono cambiare rapidamente. Per questo una regola semplice resta valida: se non si conosce il punto, non si improvvisa.

Risposte rapide
Meglio mare, lago o piscina?
Non esiste una risposta unica. Il luogo più sicuro è quello sorvegliato, con regole chiare, accessi adatti e condizioni compatibili con le capacità di chi entra in acqua.
I braccioli bastano per i bambini?
No. Possono aiutare in alcuni contesti, ma non sostituiscono la sorveglianza ravvicinata di un adulto e non trasformano una zona non sicura in una zona sicura.
Se so nuotare posso entrare ovunque?
No. Nuotare bene riduce alcuni rischi, ma non elimina correnti, freddo, ostacoli, profondità sconosciuta o stanchezza. La scelta del punto resta decisiva.
Fonti
- Istituto Superiore di Sanità, aggiornamento del 12 giugno 2026 sulla relazione dell’Osservatorio per la prevenzione degli annegamenti e degli incidenti in acque di balneazione: iss.it.
- Ministero della Salute, “Giornata mondiale per la prevenzione dell’annegamento”, aggiornamento 25 luglio 2024: salute.gov.it.
- Regione Piemonte, campagna “Sicurezza in acqua” con indicazioni pratiche di prevenzione: regione.piemonte.it.
- Adnkronos, notizia del 12 giugno 2026 sui dati del nuovo report ISS: adnkronos.com.
Ultimo controllo fonti: 12/06/2026 19:43 Europe/Rome.