A scuola il telefono deve restare fuori dall’uso quotidiano in classe: la circolare del Ministero dell’Istruzione e del Merito estende il divieto anche alle superiori durante l’orario scolastico. La parte decisiva, però, non è lo slogan dello stop: ogni istituto deve spiegare dove si tiene lo smartphone, quali eccezioni sono ammesse e quali sanzioni applica. Per famiglie e studenti il rientro va quindi preparato leggendo il regolamento della propria scuola, non solo il titolo della norma.
Il tema torna caldo con l’avvicinarsi dell’anno scolastico 2026-2027 e con molte scuole che stanno aggiornando comunicazioni, patti di corresponsabilità e regole interne. Non è una questione solo italiana: anche l’UNESCO segnala che i divieti o le restrizioni sui telefoni a scuola sono diventati una tendenza globale, spinti dal nodo attenzione, benessere digitale e qualità dell’apprendimento.

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Cosa dice la circolare
La nota MIM n. 3392 del 16 giugno 2025 dispone per gli studenti del secondo ciclo di istruzione il divieto di usare il telefono cellulare durante lo svolgimento dell’attività didattica e, più in generale, in orario scolastico. La circolare chiede alle scuole di aggiornare i regolamenti e il patto di corresponsabilità educativa, prevedendo anche sanzioni disciplinari per chi non rispetta la regola.
Il Ministero lascia agli istituti l’organizzazione concreta: custodia nello zaino, raccolta all’ingresso, armadietti, procedure di consegna o altre soluzioni dipendono dall’autonomia della scuola. Per questo due studenti di due scuole diverse possono trovarsi davanti a istruzioni operative differenti, pur dentro lo stesso principio generale.
Le eccezioni da non confondere
Il divieto non cancella tutte le possibilità d’uso. La circolare prevede che il cellulare possa essere ammesso se indicato nel Piano educativo individualizzato o nel Piano didattico personalizzato, per studenti con disabilità o disturbi specifici dell’apprendimento, oppure per motivate necessità personali.
Resta inoltre possibile l’uso quando è strettamente funzionale al progetto formativo in specifici indirizzi tecnologici dell’istruzione tecnica legati a informatica e telecomunicazioni. Per le attività didattiche ordinarie, invece, il Ministero richiama altri strumenti digitali come pc, tablet e lavagna elettronica, secondo le modalità decise dalla scuola.
Cosa controllare prima del primo giorno
- Leggere la circolare o l’avviso pubblicato dall’istituto, perché la gestione materiale dei telefoni cambia da scuola a scuola.
- Verificare se il regolamento parla anche di smartwatch, auricolari o dispositivi collegati allo smartphone.
- Controllare come vengono gestite comunicazioni urgenti tra famiglia e studente durante l’orario scolastico.
- Se c’è un PEI, un PDP o una necessità personale documentata, chiedere alla scuola come formalizzare l’eccezione.
- Chiarire cosa succede in caso di violazione: richiamo, nota, ritiro temporaneo o altra sanzione devono essere indicati dal regolamento.
Cosa evitare
Il primo errore è pensare che basti tenere il telefono silenzioso. Se il regolamento vieta l’uso in orario scolastico, controllare notifiche, messaggi o social durante l’intervallo può comunque creare problemi. Il secondo errore è affidarsi al passaparola: le regole operative vanno cercate sul sito dell’istituto o nelle comunicazioni ufficiali.
Attenzione anche alle foto e ai video. In classe, nei corridoi o durante le attività scolastiche entrano in gioco privacy, consenso e reputazione digitale. Anche quando non c’è un intento offensivo, la condivisione di immagini di compagni o docenti può diventare un problema serio.

Il punto che divide
Il favore verso lo stop nasce da una richiesta semplice: ridurre distrazioni e pressione continua delle notifiche. Il rischio, però, è trattare il divieto come soluzione unica. L’UNESCO osserva che limitare i telefoni può aiutare a proteggere il tempo di apprendimento, ma non sostituisce l’educazione digitale: i ragazzi devono comunque imparare a usare tecnologia, social e informazioni online in modo responsabile.
La domanda vera, quindi, non è solo dove mettere lo smartphone. È come costruire una giornata scolastica in cui il telefono non comanda l’attenzione, ma la scuola continua a insegnare competenze digitali utili fuori dall’aula.
Domande rapide
Il divieto vale anche alle superiori?
Sì. La circolare MIM n. 3392 del 16 giugno 2025 riguarda il secondo ciclo di istruzione, quindi le scuole secondarie di secondo grado.
Si può usare il telefono per una lezione?
In via generale la circolare esclude l’uso dello smartphone anche a fini didattici. Sono previste eccezioni specifiche, per esempio in alcuni indirizzi tecnologici o nei casi indicati da PEI, PDP o necessità personali motivate.
Chi decide dove lasciare il cellulare?
La misura organizzativa è decisa dalla scuola nell’ambito della propria autonomia. Per questo serve controllare il regolamento dell’istituto frequentato.
I genitori possono chiamare lo studente?
Per urgenze e comunicazioni importanti conviene usare i canali indicati dalla scuola. Le modalità concrete vanno verificate con l’istituto.
Fonti
- Ministero dell’Istruzione e del Merito, Circolare n. 3392 del 16 giugno 2025, disposizioni sull’uso degli smartphone nel secondo ciclo di istruzione: mim.gov.it
- UNESCO Global Education Monitoring Report, aggiornamento 19 marzo 2026 sui divieti di telefoni cellulari a scuola: unesco.org
- UNESCO, Global Education Monitoring Report 2023, tecnologia nell’istruzione: gem-report-2023.unesco.org
Ultimo controllo: 03/09/2026, ore 19:44 CEST, Europe/Rome.