venerdì 18 Settembre 2026
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Il no nell’app deve funzionare davvero

Il Garante privacy ricorda che un rifiuto al marketing dentro un’app deve essere applicato davvero, non solo mostrato sullo schermo.

Smartphone generico con notifiche astratte e interruttore privacy
Impostazioni privacy e notifiche promozionali: immagine illustrativa generata con AI, non riferita ad app, aziende o prodotti reali.

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Se dentro un’app dici no al marketing, quel rifiuto deve essere rispettato anche dietro le quinte. Non basta che un pulsante cambi stato sullo schermo: i sistemi dell’azienda devono recepire la scelta e smettere di inviare messaggi promozionali. La sanzione annunciata dal Garante privacy l’11 settembre 2026 rende concreto un punto che riguarda banche, negozi, app di servizi e piattaforme digitali.

Perché se ne parla adesso

Il Garante per la protezione dei dati personali ha comunicato una sanzione da oltre 5,5 milioni di euro nei confronti di Banco Bilbao Vizcaya Argentaria Italia. Secondo l’Autorità, un cliente aveva espresso opposizione alle comunicazioni commerciali tramite app e poi al servizio clienti, ma ha continuato a ricevere messaggi promozionali per diversi mesi.

Il caso interessa anche chi non usa quella banca, perché mostra un problema più largo: il consenso e il rifiuto non vivono solo nella schermata dell’app. Devono attraversare database, sistemi di customer care, piattaforme marketing e procedure interne senza perdersi.

Checklist generica per consenso digitale e privacy
Consenso digitale e impostazioni privacy: immagine illustrativa generata con AI, non riferita ad app, aziende o prodotti reali.

Cosa sapere quando togli il consenso

Nel linguaggio comune si dice spesso “ho tolto il consenso”. In realtà conviene distinguere almeno tre situazioni: non prestare il consenso iniziale, revocare un consenso già dato, oppure opporsi a un trattamento usato per marketing diretto. Per l’utente cambia poco nella sostanza: il messaggio è “non voglio ricevere promozioni”. Per l’azienda, invece, cambia la responsabilità di registrare e applicare correttamente la scelta.

Il punto sottolineato dal Garante è proprio questo. Un malfunzionamento tecnico o un disallineamento tra sistemi non basta, da solo, a cancellare la responsabilità del titolare del trattamento. Se l’organizzazione raccoglie preferenze privacy, deve anche progettare processi capaci di farle rispettare.

Cosa controllare nell’app

  • Le impostazioni marketing. Cerca voci come comunicazioni commerciali, offerte personalizzate, newsletter, notifiche promozionali o profilazione.
  • I canali separati. Push, email, SMS, telefono e messaggi in app possono avere opzioni diverse. Disattivarne uno non sempre spegne gli altri.
  • La prova della scelta. Conserva screenshot, data e ora della modifica se il tema è importante o se hai già chiesto di non ricevere offerte.
  • La risposta del servizio clienti. Se scrivi all’assistenza, chiedi conferma chiara della registrazione del rifiuto o della revoca.
  • La privacy policy aggiornata. Deve spiegare finalità, base giuridica, diritti esercitabili e canali per contattare il titolare o il DPO, quando presente.

Cosa evitare

Il primo errore è pensare che chiudere una notifica risolva tutto. Chiudere un pop-up non equivale sempre a disattivare il marketing. Serve entrare nelle impostazioni o usare il canale indicato nell’informativa.

Il secondo errore è cancellare ogni traccia. Se le comunicazioni continuano dopo il rifiuto, è utile avere una sequenza ordinata: screenshot dell’opzione, messaggi ricevuti, eventuali email all’assistenza e risposte dell’azienda. Non serve pubblicare dati personali online: meglio preparare una segnalazione ordinata e sobria.

Il punto che divide aziende e utenti

Dal lato delle aziende, la gestione delle preferenze può essere complicata perché i sistemi sono molti e spesso stratificati nel tempo. Dal lato dell’utente, però, il risultato visibile è uno solo: se ha detto no, non vuole continuare a ricevere promozioni.

La decisione del Garante sposta l’attenzione dalla schermata elegante alla sostanza organizzativa. Un’app può avere un interruttore ben disegnato, ma quel comando vale poco se non aggiorna davvero tutti i processi collegati.

Quando conviene muoversi

Se dopo il rifiuto arriva una comunicazione isolata, può trattarsi di un ritardo tecnico o di un canale non ancora disattivato. Se i messaggi continuano, conviene scrivere al titolare del trattamento usando i recapiti indicati nell’informativa privacy e chiedere l’esercizio dei propri diritti in modo esplicito.

Se la risposta non arriva, è evasiva o le comunicazioni proseguono, si può valutare un reclamo al Garante privacy. È una scelta da fare con documenti chiari, senza esagerare i fatti e senza trasformare il reclamo in una recensione commerciale.

Domande veloci

Disattivare le notifiche del telefono basta?

No. Può bloccare gli avvisi sul dispositivo, ma non sempre modifica le preferenze marketing registrate dall’azienda.

Il consenso si può revocare?

Sì, secondo il GDPR il consenso può essere revocato. Per il marketing diretto esiste anche il diritto di opposizione, da esercitare tramite i canali indicati dal titolare.

Serve una formula legale?

Di solito no. Conta essere chiari: indicare chi sei, quale canale vuoi bloccare e quale diritto intendi esercitare. Per casi complessi o danni specifici è prudente rivolgersi a un professionista.

Fonti

Ultimo controllo: 18/09/2026, ore 04:45 CEST, Europe/Rome.

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