martedì 11 Agosto 2026
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Salute

Creme solari sotto accusa: cosa sapere

Creme solari e fake news: cosa dice l’ISS, come leggere SPF e UVA e perché nessun prodotto sostituisce ombra e prudenza.

Crema solare anonima con cappello e acqua
Crema solare, cappello e acqua in una scena estiva generica: immagine illustrativa generata con AI, non riferita a marchi, prodotti o persone reali.

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Le creme solari non vanno trattate come un nemico, ma nemmeno come uno scudo assoluto. Il punto, oggi, è distinguere la paura che gira sui social dalle indicazioni sanitarie: l’ISS ha richiamato a verificare le fonti e la Commissione europea ricorda da anni che nessun solare filtra il 100% dei raggi UV.

Il tema torna forte in piena estate perché video, post e messaggi virali mettono in dubbio l’uso dei solari proprio nei giorni in cui molte persone passano più tempo all’aperto, al mare, in piscina o in montagna. Per chi deve scegliere cosa mettere in borsa, la risposta utile non è “mettere tutto” o “non mettere nulla”, ma leggere bene etichetta, SPF, protezione UVA e modalità d’uso.

Perché se ne parla adesso

Nelle ultime settimane l’Istituto superiore di sanità è intervenuto contro le fake news sulla protezione dal sole, in particolare contro l’idea che le creme solari siano dannose o cancerogene. Il messaggio centrale è prudente: affidarsi a fonti scientifiche, usare i solari quando l’esposizione è inevitabile e ricordare che la crema è solo una parte della protezione.

La raccomandazione europea sui prodotti solari va nella stessa direzione. I solari sono cosmetici, devono avere indicazioni non ingannevoli e non dovrebbero promettere protezione totale o copertura per tutto il giorno senza riapplicazione. La crema serve, ma non cancella il rischio di un’esposizione eccessiva.

Flacone solare anonimo con checklist e indicatori colore
Flacone solare anonimo e checklist per l’esposizione: immagine illustrativa generata con AI, non riferita a marchi, prodotti o indicazioni mediche reali.

Cosa sapere prima di fidarsi di un post virale

La prima cosa da guardare è la fonte. Un parere sui social può essere molto convincente, ma non sostituisce indicazioni di enti sanitari, dermatologi o documenti regolatori. Se un contenuto promette una soluzione totale, accusa un’intera categoria di prodotti o usa frasi assolute, merita un controllo in più.

La seconda cosa è capire che cosa indica davvero l’SPF. Il fattore di protezione riguarda soprattutto la protezione dalle scottature causate dagli UVB, mentre la protezione UVA è un altro elemento da verificare in etichetta. La Commissione europea raccomanda che i prodotti proteggano sia dai raggi UVB sia dai raggi UVA e che le indicazioni siano semplici e comparabili.

La terza cosa è la quantità. Nei test si usano quantità definite di prodotto, superiori a quelle che molte persone applicano nella vita reale. Metterne poca, spalmarla male o dimenticare zone esposte riduce la protezione effettiva.

Cosa controllare sull’etichetta

Una buona lettura parte da quattro elementi: SPF, indicazione UVA, categoria di protezione e istruzioni d’uso. Le categorie europee sono bassa, media, alta e molto alta. Per le giornate estive intense, soprattutto con pelle chiara o esposizione prolungata, è ragionevole orientarsi verso protezioni alte o molto alte, chiedendo consiglio al farmacista o al dermatologo in caso di pelle sensibile, terapie, gravidanza, bambini piccoli o precedenti problemi cutanei.

Va controllata anche la modalità di riapplicazione. Acqua, sudore, asciugamano e tempo passato all’aperto possono ridurre la protezione. Un prodotto “resistente all’acqua” non significa protezione infinita.

Cosa evitare

Da evitare è l’idea che l’abbronzatura renda superflua ogni cautela. Anche la pelle già colorita può scottarsi o subire danni da raggi UV. Da evitare anche la fiducia cieca in vecchi flaconi rimasti aperti per mesi, prodotti conservati al caldo o confezioni senza indicazioni leggibili.

Il secondo errore è usare la crema per allungare troppo l’esposizione. Le indicazioni europee insistono proprio su questo punto: nessun prodotto può garantire protezione totale. Ombra, cappello, occhiali, vestiti leggeri e pause nelle ore più intense restano parte della strategia.

Il punto che divide

La discussione sui solari intercetta una sfiducia più ampia verso cosmetici, ingredienti e messaggi pubblicitari. È comprensibile voler sapere cosa si mette sulla pelle, ma il salto dal dubbio alla rinuncia totale è rischioso se nasce da contenuti non verificati.

Il vero equilibrio è meno spettacolare: scegliere prodotti adeguati, usarli bene, non cercare la “protezione totale” e non trasformare un singolo post in una regola sanitaria. Per dubbi personali, soprattutto in presenza di patologie della pelle o farmaci fotosensibilizzanti, serve un professionista.

Domande rapide

Le creme solari bloccano tutti i raggi UV?

No. Anche i prodotti efficaci non filtrano il 100% dei raggi ultravioletti. Per questo vanno affiancati a ombra, indumenti e limiti nell’esposizione.

SPF 50 significa che posso stare al sole tutto il giorno?

No. SPF alto non significa durata illimitata. Quantità applicata, sudore, bagni e tempo all’aperto contano molto.

Se un post dice che i solari fanno male, cosa devo fare?

Prima di cambiare abitudini, verifica la fonte. Per indicazioni personali chiedi a medico, dermatologo o farmacista.

Fonti

  • Istituto superiore di sanità, Epicentro, pagina su raggi ultravioletti, studi e link.
  • Commissione europea, Raccomandazione 2006/647/CE sull’efficacia dei prodotti per la protezione solare e sulle relative indicazioni.
  • ANSA Salute, sintesi dell’intervento ISS sulle fake news riguardo alle creme solari, 28 luglio 2026.
  • Ministero della Salute, materiali e bollettini estivi sulle ondate di calore e la prevenzione durante l’estate.

Ultimo controllo: 11 agosto 2026, ore 04:45 Europe/Rome.

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