Braccioli e ciambelle possono aiutare a stare a galla nel gioco, ma non sostituiscono la sorveglianza di un adulto né la presenza di personale di salvataggio. Il punto è semplice: in mare, al lago e in piscina il rischio non dipende solo dalla profondità, ma da distrazione, stanchezza, corrente, freddo e falsa sicurezza. Per questo la prevenzione parte prima del tuffo, non quando qualcosa va storto.
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Perché se ne parla adesso
Il 25 luglio è la Giornata mondiale per la prevenzione dell’annegamento, promossa da OMS e Nazioni Unite per riportare l’attenzione su un rischio spesso sottovalutato. In estate il tema diventa ancora più vicino alle famiglie italiane: vacanze, piscine domestiche, laghi, lidi e giornate fuori casa moltiplicano le occasioni in cui l’acqua sembra familiare, ma resta un ambiente da rispettare.
L’Istituto Superiore di Sanità ricorda che in Italia si registrano ogni anno centinaia di morti per annegamento e che la prevenzione richiede più azioni insieme: sorveglianza, cartellonistica chiara, educazione all’acqua, controllo degli accessi e servizi di soccorso efficaci. Non è un messaggio per creare allarme, ma per evitare l’errore più comune: pensare che basti un accessorio galleggiante.

Cosa sapere prima di entrare in acqua
La regola più concreta è la sorveglianza attiva. Con bambini o nuotatori inesperti significa stare vicini, guardare davvero e non affidarsi alla “vigilanza di gruppo”, dove tutti pensano che stia controllando qualcun altro. Il telefono lasciato sul lettino per pochi minuti può diventare una distrazione pesante.
Meglio scegliere tratti sorvegliati, rispettare le indicazioni dei bagnini e non entrare in acqua quando ci sono mare mosso, temporali, correnti, divieti o condizioni che non si conoscono. Nei laghi e nei fiumi serve prudenza in più: fondali irregolari, acqua fredda, salti di profondità e rientro difficoltoso possono sorprendere anche chi nuota discretamente.
Braccioli, ciambelle e materassini non vanno trattati come dispositivi salvavita. Possono sgonfiarsi, scivolare, spingere lontano dalla riva o dare al bambino una sicurezza non reale. Quando serve un ausilio di protezione, va scelto un dispositivo idoneo e usato secondo le istruzioni, senza togliere attenzione adulta.
Cosa controllare e cosa evitare
Prima del bagno conviene controllare tre cose: condizioni dell’acqua, presenza di sorveglianza e percorso di uscita. In piscina significa anche cancelletti, coperture, accessi chiusi quando non si usa la vasca e oggetti invitanti lontani dal bordo. Al mare e al lago significa capire dove si può rientrare facilmente, non solo dove l’acqua sembra più bella.
Da evitare: tuffi in acque sconosciute, giochi di resistenza sott’acqua, gare improvvisate dopo ore al sole, alcol prima del bagno e affidamento totale ai gonfiabili. Anche il “so nuotare” non chiude la questione: stanchezza, crampi, panico o freddo possono cambiare rapidamente la situazione.
Per gli adulti è utile conoscere le basi del primo soccorso, ma senza improvvisare manovre se non si è formati. In caso di emergenza va chiamato subito il 112 e bisogna seguire le indicazioni degli operatori.
Il punto che divide: libertà o controllo?
Molti genitori temono di trasformare il bagno in una serie di divieti. In realtà la prevenzione migliore non toglie il piacere dell’acqua: lo rende più gestibile. Un bambino che impara regole semplici, entra gradualmente, riconosce il limite e sa che un adulto resta vicino può vivere il mare o la piscina con più autonomia reale, non con una libertà finta affidata a un gonfiabile.
Vale anche per gli adulti. Nuotare lontano da soli, ignorare il meteo o sottovalutare una corrente perché “è solo un lago” sono scelte che spostano il rischio. La sicurezza non è paura dell’acqua, è rispetto delle condizioni.
Risposte rapide
I braccioli sono vietati?
No, ma non devono essere considerati un bagnino o una garanzia di sicurezza. Se usati, vanno scelti e controllati con attenzione e sempre accompagnati da sorveglianza ravvicinata.
La piscina di casa è meno rischiosa del mare?
Non necessariamente. Proprio perché è familiare può essere sottovalutata, soprattutto quando l’accesso resta libero fuori dai momenti di bagno.
Un corso di nuoto basta?
Aiuta molto a costruire acquaticità e competenze, ma non elimina il bisogno di prudenza, regole e controllo dell’ambiente.
Fonti
- Organizzazione Mondiale della Sanità, World Drowning Prevention Day 2026: https://www.who.int/campaigns/world-drowning-prevention-day/2026
- Nazioni Unite, World Drowning Prevention Day: https://www.un.org/en/observances/drowning-prevention-day
- Istituto Superiore di Sanità, indicazioni per la prevenzione degli annegamenti: https://www.iss.it/en/aggregatoretemi/-/asset_publisher/B2AxZDvn4FqF/content/ogni-anno-circa-350-morti-per-annegamento-le-indicazioni-per-la-prevenzione
- Ministero della Salute, informativa OMS sull’annegamento: https://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pagineAree_3664_listaFile_itemName_0_file.pdf
Ultimo controllo: 2026-07-22 13:44 CEST, Europe/Rome.