Impostare il condizionatore a 18 gradi non rinfresca necessariamente meglio la casa: spesso crea uno sbalzo eccessivo, fa lavorare di più l’impianto e aumenta i consumi. La scelta più sensata è cercare un comfort stabile, usare schermature e ventilazione nelle ore giuste, pulire i filtri e non trasformare ogni stanza in una cella fredda.
Il tema torna ogni anno, ma a fine maggio 2026 è già molto attuale: caldo anticipato, bollette ancora sotto osservazione e prime giornate in cui molte famiglie riaccendono il climatizzatore dopo mesi di pausa. Il punto non è demonizzare l’aria condizionata, che può aiutare nei giorni più pesanti, ma usarla senza sprechi e senza scelte controproducenti.

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Perché se ne parla ora
Con i primi picchi di caldo, il condizionatore passa da elettrodomestico dimenticato a oggetto di discussione in casa, in ufficio e nei condomini. C’è chi lo accende subito al minimo possibile, chi preferisce il ventilatore e chi cerca di non usarlo per paura della bolletta.
Le indicazioni del Ministero della Salute ricordano però che il microclima domestico conta davvero: temperatura, umidità e ventilazione possono incidere sul benessere, soprattutto per persone fragili, anziani, bambini piccoli e chi vive in abitazioni molto esposte al sole. ENEA, dal lato energia, insiste sullo stesso principio pratico: il comfort non dipende solo dal numero impostato sul telecomando, ma anche da filtri, posizione dell’unità, schermature solari e classe dell’apparecchio.
L’errore dei 18 gradi
Il gesto più comune è anche il meno ragionato: entrare in una stanza calda e abbassare subito il condizionatore a 18 gradi. La sensazione iniziale può sembrare efficace, ma l’impianto lavora più a lungo e con maggiore intensità per raggiungere una temperatura molto distante da quella reale.
In molti casi è più utile impostare una temperatura moderata, chiudere tende o persiane nelle ore più calde e lasciare il tempo all’ambiente di raffrescarsi. Il Ministero della Salute suggerisce di evitare temperature troppo basse rispetto all’esterno; negli opuscoli per l’estate indica come riferimento domestico la fascia 24-26 gradi quando si usa il condizionatore.
Questo non significa che la stessa impostazione vada bene per ogni casa. Una stanza esposta a sud, un sottotetto, un appartamento poco isolato o una camera con molte persone possono richiedere attenzioni diverse. La regola utile è evitare lo shock termico e puntare a una riduzione graduale del disagio.
Cosa controllare prima di accenderlo
Prima di premere il tasto “cool”, conviene fare quattro verifiche semplici. La prima è sui filtri: se sono sporchi, l’aria circola peggio e l’impianto lavora male. La seconda riguarda le finestre: raffrescare una stanza mentre entra aria calda dall’esterno è uno spreco evidente.
La terza verifica è sulle schermature. Tende, tapparelle, persiane e oscuranti esterni riducono il calore che entra nelle ore centrali. La quarta riguarda la modalità: in giornate afose la deumidificazione può migliorare la percezione del comfort, ma non va usata come soluzione automatica per ogni situazione.
Cosa evitare per non pagarlo due volte
Il condizionatore si paga due volte quando viene usato male: prima in bolletta, poi in comfort. Evita di accenderlo con porte aperte tra stanze che non vuoi raffrescare. Evita anche di puntare il getto direttamente su letto, divano o scrivania, perché una corrente fredda continua può diventare fastidiosa.
Un altro errore è ignorare il ventilatore. Non sostituisce sempre il climatizzatore, e il Ministero della Salute segnala che sopra certe temperature interne può non essere efficace contro gli effetti del caldo. Però, quando la temperatura è ancora gestibile, può aiutare a muovere l’aria e permettere di alzare di qualche grado il set del condizionatore.
Da evitare anche l’uso “a strappi”: spegnere e riaccendere continuamente può peggiorare il comfort. Meglio ragionare per fasce orarie, sfruttare il fresco notturno o del primo mattino per arieggiare e chiudere la casa quando fuori diventa più caldo che dentro.
La discussione: risparmio o salute?
La polemica nasce perché il condizionatore viene spesso raccontato come un vizio, mentre in molte case è una protezione concreta nei giorni più difficili. Il problema non è usarlo, ma usarlo come unica risposta, senza ridurre prima il calore che entra in casa.
La scelta più equilibrata sta nel combinare più azioni: ombra, aria nelle ore fresche, apparecchi efficienti, manutenzione e temperatura non estrema. Nei casi di fragilità o disturbi legati al caldo, le indicazioni generali non sostituiscono il parere del medico, soprattutto se ci sono malattie croniche o farmaci che possono interferire con la termoregolazione.
Risposte rapide
Qual è una temperatura ragionevole in casa?
Le indicazioni divulgative del Ministero della Salute citano spesso la fascia 24-26 gradi per l’uso domestico del condizionatore. Va adattata alla casa e alle persone presenti, evitando sbalzi eccessivi.
Meglio condizionatore o ventilatore?
Dipende dalla temperatura interna, dall’umidità e dalle condizioni delle persone in casa. Il ventilatore può aiutare quando il caldo è moderato, ma nelle situazioni più intense può non bastare.
I filtri vanno puliti ogni estate?
Sì, prima dell’uso intenso conviene controllarli e seguire il manuale dell’apparecchio. Filtri sporchi peggiorano circolazione dell’aria, comfort e rendimento.
Fonti
- Ministero della Salute, consigli utili sulle ondate di calore: salute.gov.it
- Ministero della Salute, FAQ ondate di calore: salute.gov.it
- Ministero della Salute, opuscolo “Come migliorare il microclima delle abitazioni durante l’estate”: PDF ufficiale
- ENEA, consigli per climatizzazione e risparmio sui costi: efficienzaenergetica.enea.it
Ultimo controllo: 31 maggio 2026, 04:42 CEST, Europe/Rome.