venerdì 25 Settembre 2026
Accedi Invia comunicato →
Attualità

Bimbi piccoli e schermi, il punto è la routine

Schermi nei primi anni di vita: perché routine, sonno, gioco e lettura contano più del tablet acceso, secondo ISS e OMS.

Spazio gioco domestico con libro, blocchi e tablet chiuso senza marchi
Gioco, lettura e tablet chiuso in un ambiente domestico generico: immagine illustrativa generata con AI, non riferita a persone, prodotti o abitazioni reali.

Condivi se l'articolo ti è piaciuto!

Nei primi anni di vita lo schermo non dovrebbe diventare il modo normale per calmare, intrattenere o riempire i tempi morti. Il punto non è colpevolizzare i genitori, ma costruire una routine in cui sonno, gioco a terra, lettura e relazione restano più forti del tablet acceso. Le indicazioni di OMS ed EpiCentro ISS vanno in questa direzione: meno sedentarietà davanti agli schermi, più attività e tempo condiviso.

Se ne parla adesso perché l’attenzione sui primi anni di vita è tornata al centro delle iniziative di salute pubblica, dai programmi sui primi 1000 giorni ai percorsi di sostegno alla genitorialità. In casa, però, la questione arriva in modo molto concreto: lo smartphone sul tavolo, il video durante il pasto, il cartone prima di dormire, il tablet usato come pausa per adulti stanchi.

Libro giochi checklist e smartphone spento per una routine dei bambini piccoli
Libro, giochi, checklist e smartphone spento: immagine illustrativa generata con AI, non riferita a prodotti, app o famiglie reali.

Perché la routine pesa più del singolo video

Un video visto una volta non racconta tutta la giornata di un bambino. Il problema nasce quando lo schermo prende il posto di attività che, nei primi anni, aiutano lo sviluppo: movimento libero, gioco con oggetti semplici, parole ascoltate, racconti, contatto con chi si prende cura del bambino.

EpiCentro, riprendendo le linee guida OMS per i bambini sotto i cinque anni, ricorda che sotto l’anno di vita non è raccomandato il tempo davanti agli schermi. Per i bambini di un anno vale la stessa indicazione, mentre a due anni lo schermo dovrebbe restare entro un limite molto contenuto, con l’idea che meno è meglio.

La parte spesso dimenticata è l’alternativa. Non basta spegnere un dispositivo se poi il bambino resta fermo, senza gioco e senza interazione. Le fonti sanitarie insistono su attività semplici: lettura, storytelling, canto, gioco a terra, sonno regolare e movimento distribuito nella giornata.

Cosa sapere prima di dire “solo cinque minuti”

La frase “solo cinque minuti” è comprensibile, soprattutto nelle giornate difficili. Ma nei bambini piccoli le abitudini si consolidano in fretta. Se lo schermo diventa la risposta automatica a noia, pianto, attesa o pasto, poi diventa più complicato proporre alternative.

Una regola pratica è guardare il momento, non soltanto il timer. Lo schermo prima di dormire può disturbare la routine serale più di un breve contenuto in un altro momento della giornata. Durante i pasti può togliere attenzione a fame, sazietà e relazione. Nei tempi di attesa può impedire al bambino di allenare piccole forme di pazienza, osservazione e gioco autonomo.

Per i genitori, il controllo più utile non è contare ogni minuto con ansia. È chiedersi che cosa sta sostituendo quel contenuto: sonno, movimento, parole, contatto, gioco libero o solo un momento gestito in modo eccezionale?

Cosa controllare in casa

Il primo punto è la fascia d’età. Le indicazioni per un neonato, un bambino di un anno e un bambino di tre o quattro anni non sono identiche. Sotto i due anni la prudenza è massima, salvo situazioni particolari come una videochiamata breve con familiari lontani, da vivere comunque con un adulto presente.

Il secondo punto è il contesto. Uno schermo acceso in sottofondo non è neutro: anche se il bambino sembra non seguirlo, può interrompere gioco, sonno e scambi con gli adulti. Meglio una casa in cui il dispositivo si accende per scelta e si spegne davvero, invece di restare sempre disponibile.

Il terzo punto è la qualità dell’alternativa. Libri robusti, canzoni, costruzioni, travasi sicuri, passeggiate brevi, piccoli rituali del sonno e gioco sul tappeto possono sembrare soluzioni semplici. Proprio per questo funzionano meglio di una lista di divieti astratti.

Cosa evitare

Meglio evitare lo schermo come premio o minaccia continua, perché lo rende ancora più desiderabile. Meglio evitare anche contenuti lasciati partire in autoplay, app con notifiche, video molto rapidi e dispositivi consegnati al bambino senza presenza adulta.

Attenzione anche alle false promesse educative. Un contenuto può essere curato, ma nei primi anni non sostituisce l’interazione con una persona. Per imparare parole, gesti, emozioni e routine, un bambino ha bisogno di risposte reali, non solo di immagini colorate.

Il nodo che divide molti genitori

Il dibattito è acceso perché la vita familiare non è un laboratorio. Ci sono viaggi, code, fratelli, lavoro, stanchezza e momenti in cui lo schermo sembra l’unica soluzione praticabile. Per questo un approccio realistico è più utile del giudizio morale.

La domanda non è se un genitore sia “bravo” o “sbagliato”. La domanda è se la giornata del bambino resta abbastanza ricca di corpo, sonno, parole e relazione. Quando questi elementi sono solidi, è più facile gestire anche le eccezioni senza trasformarle in regola.

Risposte rapide

Sotto i due anni lo schermo è sempre vietato?

Le indicazioni sanitarie sono molto prudenti e sconsigliano il tempo sedentario davanti agli schermi sotto i due anni. In casi particolari, come una videochiamata familiare breve, conta molto la presenza dell’adulto e il fatto che non diventi una routine passiva.

Un cartone educativo vale come lettura?

No, non è la stessa cosa. La lettura condivisa permette sguardi, pause, domande, voce e relazione. Un video può intrattenere, ma non sostituisce quel tipo di scambio.

Da dove si comincia se lo schermo è già molto presente?

Meglio partire da un momento preciso, per esempio pasti o routine serale, e sostituirlo con un rituale semplice. Spegnere tutto di colpo può funzionare in alcune famiglie, ma spesso è più sostenibile cambiare una fascia della giornata alla volta.

Fonti

  • Istituto Superiore di Sanità, EpiCentro, aggiornamenti del 24 settembre 2026 e sezione sulla salute materno infantile: epicentro.iss.it
  • Istituto Superiore di Sanità, EpiCentro, attività fisica e linee guida OMS su attività, sedentarietà e sonno nei bambini sotto i cinque anni: epicentro.iss.it/attivita_fisica
  • Organizzazione Mondiale della Sanità, indicazioni 2019 su attività fisica, comportamento sedentario e sonno nei bambini sotto i cinque anni: who.int
  • Ministero della Salute, campagna “Non è mai troppo presto” sull’uso consapevole del digitale nei primi anni di vita: salute.gov.it

Ultimo controllo: 25/09/2026, ore 19:41 CEST, Europe/Rome.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *