Le creme solari non vanno trattate come un nemico, ma nemmeno come uno scudo assoluto. Il punto, oggi, è distinguere la paura che gira sui social dalle indicazioni sanitarie: l’ISS ha richiamato a verificare le fonti e la Commissione europea ricorda da anni che nessun solare filtra il 100% dei raggi UV.
Il tema torna forte in piena estate perché video, post e messaggi virali mettono in dubbio l’uso dei solari proprio nei giorni in cui molte persone passano più tempo all’aperto, al mare, in piscina o in montagna. Per chi deve scegliere cosa mettere in borsa, la risposta utile non è “mettere tutto” o “non mettere nulla”, ma leggere bene etichetta, SPF, protezione UVA e modalità d’uso.
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Perché se ne parla adesso
Nelle ultime settimane l’Istituto superiore di sanità è intervenuto contro le fake news sulla protezione dal sole, in particolare contro l’idea che le creme solari siano dannose o cancerogene. Il messaggio centrale è prudente: affidarsi a fonti scientifiche, usare i solari quando l’esposizione è inevitabile e ricordare che la crema è solo una parte della protezione.
La raccomandazione europea sui prodotti solari va nella stessa direzione. I solari sono cosmetici, devono avere indicazioni non ingannevoli e non dovrebbero promettere protezione totale o copertura per tutto il giorno senza riapplicazione. La crema serve, ma non cancella il rischio di un’esposizione eccessiva.

Cosa sapere prima di fidarsi di un post virale
La prima cosa da guardare è la fonte. Un parere sui social può essere molto convincente, ma non sostituisce indicazioni di enti sanitari, dermatologi o documenti regolatori. Se un contenuto promette una soluzione totale, accusa un’intera categoria di prodotti o usa frasi assolute, merita un controllo in più.
La seconda cosa è capire che cosa indica davvero l’SPF. Il fattore di protezione riguarda soprattutto la protezione dalle scottature causate dagli UVB, mentre la protezione UVA è un altro elemento da verificare in etichetta. La Commissione europea raccomanda che i prodotti proteggano sia dai raggi UVB sia dai raggi UVA e che le indicazioni siano semplici e comparabili.
La terza cosa è la quantità. Nei test si usano quantità definite di prodotto, superiori a quelle che molte persone applicano nella vita reale. Metterne poca, spalmarla male o dimenticare zone esposte riduce la protezione effettiva.
Cosa controllare sull’etichetta
Una buona lettura parte da quattro elementi: SPF, indicazione UVA, categoria di protezione e istruzioni d’uso. Le categorie europee sono bassa, media, alta e molto alta. Per le giornate estive intense, soprattutto con pelle chiara o esposizione prolungata, è ragionevole orientarsi verso protezioni alte o molto alte, chiedendo consiglio al farmacista o al dermatologo in caso di pelle sensibile, terapie, gravidanza, bambini piccoli o precedenti problemi cutanei.
Va controllata anche la modalità di riapplicazione. Acqua, sudore, asciugamano e tempo passato all’aperto possono ridurre la protezione. Un prodotto “resistente all’acqua” non significa protezione infinita.
Cosa evitare
Da evitare è l’idea che l’abbronzatura renda superflua ogni cautela. Anche la pelle già colorita può scottarsi o subire danni da raggi UV. Da evitare anche la fiducia cieca in vecchi flaconi rimasti aperti per mesi, prodotti conservati al caldo o confezioni senza indicazioni leggibili.
Il secondo errore è usare la crema per allungare troppo l’esposizione. Le indicazioni europee insistono proprio su questo punto: nessun prodotto può garantire protezione totale. Ombra, cappello, occhiali, vestiti leggeri e pause nelle ore più intense restano parte della strategia.
Il punto che divide
La discussione sui solari intercetta una sfiducia più ampia verso cosmetici, ingredienti e messaggi pubblicitari. È comprensibile voler sapere cosa si mette sulla pelle, ma il salto dal dubbio alla rinuncia totale è rischioso se nasce da contenuti non verificati.
Il vero equilibrio è meno spettacolare: scegliere prodotti adeguati, usarli bene, non cercare la “protezione totale” e non trasformare un singolo post in una regola sanitaria. Per dubbi personali, soprattutto in presenza di patologie della pelle o farmaci fotosensibilizzanti, serve un professionista.
Domande rapide
Le creme solari bloccano tutti i raggi UV?
No. Anche i prodotti efficaci non filtrano il 100% dei raggi ultravioletti. Per questo vanno affiancati a ombra, indumenti e limiti nell’esposizione.
SPF 50 significa che posso stare al sole tutto il giorno?
No. SPF alto non significa durata illimitata. Quantità applicata, sudore, bagni e tempo all’aperto contano molto.
Se un post dice che i solari fanno male, cosa devo fare?
Prima di cambiare abitudini, verifica la fonte. Per indicazioni personali chiedi a medico, dermatologo o farmacista.
Fonti
- Istituto superiore di sanità, Epicentro, pagina su raggi ultravioletti, studi e link.
- Commissione europea, Raccomandazione 2006/647/CE sull’efficacia dei prodotti per la protezione solare e sulle relative indicazioni.
- ANSA Salute, sintesi dell’intervento ISS sulle fake news riguardo alle creme solari, 28 luglio 2026.
- Ministero della Salute, materiali e bollettini estivi sulle ondate di calore e la prevenzione durante l’estate.
Ultimo controllo: 11 agosto 2026, ore 04:45 Europe/Rome.