Il “buco” nel ghiaccio antartico di cui si parla non è il buco dell’ozono e non significa che l’Antartide stia sparendo in una notte. È una grande area di mare aperto, chiamata polynya, comparsa nel ghiaccio marino invernale in condizioni considerate eccezionali dagli scienziati. La notizia conta perché arriva mentre il ghiaccio marino antartico resta sotto osservazione: nel 2026 ha raggiunto il terzo massimo annuale più basso della serie satellitare.
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Perché se ne parla adesso
Il tema è tornato nelle ricerche perché nelle ultime settimane sono usciti due segnali scientifici diversi ma collegati. Da un lato, NASA Earth Observatory ha aggiornato il quadro del ghiaccio marino antartico 2026, indicando il massimo annuale del 14 settembre come il terzo più basso da quando esistono osservazioni satellitari sistematiche. Dall’altro, uno studio pubblicato su Geophysical Research Letters ha ricostruito una polynya eccezionale osservata nella Baia di Breid, nell’Antartide orientale, nell’inverno australe 2024.
Tradotto: non si parla di una singola foto spettacolare, ma di un fenomeno che aiuta a capire quanto siano sensibili ghiaccio, atmosfera e oceano quando si combinano venti, umidità, calore e correnti.
Che cos’è davvero quel “buco” nel ghiaccio
La parola tecnica è polynya: un’area di acqua aperta o di ghiaccio molto ridotto all’interno della copertura di ghiaccio marino. Le polynya possono formarsi per cause diverse, per esempio venti persistenti che spingono via il ghiaccio o risalita di acqua più calda dagli strati sottostanti.
Nel caso studiato in Antartide orientale, i ricercatori descrivono un evento invernale in mare aperto mai osservato in quella zona nell’era satellitare iniziata nel 1979. La superficie massima stimata è stata di circa 89.121 chilometri quadrati, una scala che spiega perché la notizia ha avuto presa anche fuori dagli ambienti scientifici.
Il punto meno intuitivo: c’entrano i “fiumi atmosferici”
Lo studio collega l’apertura della polynya a una sequenza di sei intensi fiumi atmosferici tra luglio e agosto 2024. Sono corridoi stretti di aria carica di umidità e calore che possono trasportare energia verso regioni polari. In quel caso, secondo i dati analizzati, il loro passaggio si è sommato a venti, nubi, neve più calda, onde di calore atmosferiche e contributi dell’oceano, ostacolando la crescita del ghiaccio in pieno inverno.
Questo è il motivo per cui il tema interessa anche chi vive lontano dall’Antartide: non racconta solo un’anomalia locale, ma mostra come atmosfera e oceano possano agire insieme su un sistema climatico già molto variabile.
Cosa sapere senza cadere negli allarmismi
La prima cosa da evitare è confondere fenomeni diversi. Il buco dell’ozono riguarda la chimica dell’atmosfera sopra l’Antartide; una polynya riguarda invece la copertura di ghiaccio marino e lo scambio tra oceano e aria. Sono temi ambientali importanti, ma non sono la stessa cosa.
La seconda cautela riguarda il singolo evento. Un episodio estremo non basta da solo a definire una tendenza climatica. Però diventa significativo quando viene letto insieme alla serie satellitare, alle osservazioni oceaniche e agli aggiornamenti annuali sul ghiaccio marino.
La terza cosa da controllare è la data del dato. NASA e NSIDC indicano che il massimo annuale 2026 del ghiaccio marino antartico è stato probabilmente raggiunto il 14 settembre, con un’estensione stimata di 17,59 milioni di chilometri quadrati. È un dato stagionale, non una fotografia permanente: il ghiaccio antartico cresce durante l’inverno australe e si ritira verso il minimo di febbraio.

Cosa controllare quando leggi una notizia sui ghiacci
Fonte del dato. Meglio partire da NASA, NSIDC, servizi meteorologici e riviste scientifiche. I social spesso trasformano un grafico in una conclusione troppo netta.
Periodo osservato. Settembre e febbraio raccontano momenti opposti del ciclo antartico. Confrontare mesi diversi senza contesto può portare a conclusioni sbagliate.
Tipo di ghiaccio. Il ghiaccio marino è acqua di mare congelata e stagionale. Non va confuso con la calotta glaciale continentale, che contiene ghiaccio accumulato sulla terraferma.
Scala dell’evento. Un’area enorme può essere eccezionale a livello regionale, ma va comunque confrontata con la dinamica dell’intero continente e con la serie storica.
La curiosità che fa discutere
L’Antartide è più difficile da leggere dell’Artico. Per anni il ghiaccio marino antartico ha mostrato una forte variabilità e, fino al 2014, anche una crescita media modesta. Dal 2016, però, NASA segnala una fase con copertura spesso inferiore al normale e con record negativi particolarmente evidenti nel 2023.
Per questo gli scienziati sono cauti: non basta dire “il ghiaccio cresce” o “il ghiaccio sparisce”. Serve capire quanto cresce, dove manca, in quale stagione, con quali venti e con quale contributo dell’oceano.
Domande rapide
Il buco nel ghiaccio antartico è il buco dell’ozono?
No. In questo caso si parla di una polynya, cioè acqua aperta o ghiaccio ridotto dentro il ghiaccio marino. Il buco dell’ozono è un fenomeno atmosferico diverso.
Vuol dire che l’Antartide si sta sciogliendo tutta?
No. Vuol dire che in una specifica area si sono create condizioni eccezionali e che il ghiaccio marino antartico resta sotto osservazione. La lettura corretta passa dai dati pluriennali, non da una sola immagine.
Perché questa notizia interessa anche l’Italia?
Perché ghiaccio marino, oceani e atmosfera sono parti dello stesso sistema climatico. Le conseguenze non sono immediate come una previsione meteo locale, ma aiutano a capire il quadro globale in cui si muovono temperature, correnti e circolazione atmosferica.
Fonti
- NASA Earth Observatory, Antarctic Sea Ice Grows to Its 2026 Maximum.
- NASA Earth Observatory, World of Change: Antarctic Sea Ice.
- Swain J. et al., Unprecedented Open-Ocean Polynya in Breid Bay, East Antarctica in Winter 2024, Geophysical Research Letters, 2026.
- National Snow and Ice Data Center, Why Sea Ice Matters.
- Google Trends Italia, tendenze di ricerca ultime 24 ore, consultato per il segnale “Antartide”.
Ultimo controllo: 14/10/2026, ore 07:44 CEST, Europe/Rome.