martedì 15 Settembre 2026
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Ambiente

Il radon in casa non avvisa

Il radon non si vede e non si sente: ecco perché in casa conta la misurazione, soprattutto nei locali bassi e nelle zone da monitorare.

Seminterrato domestico generico con piccolo rilevatore anonimo per il radon
Seminterrato domestico generico con rilevatore anonimo: immagine illustrativa generata con AI, non riferita a un’abitazione, prodotto o luogo reale.

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Il radon in casa non avvisa perché non ha odore, colore o sapore: non si riconosce entrando in una stanza e non lascia una macchia sul muro. Il punto non è spaventarsi, ma capire se l’abitazione ha locali a contatto con il terreno e se vale la pena misurarlo con strumenti adatti. In Lombardia il tema è tornato concreto con le mappature regionali delle aree prioritarie e con le campagne di monitoraggio.

Se ne parla soprattutto quando si avvicina la stagione in cui le finestre restano più chiuse e si vive di più negli ambienti interni. Ma il radon non è un problema solo invernale: secondo ISS e OMS può accumularsi negli edifici durante tutto l’anno, con variazioni anche forti tra case vicine, piani diversi e condizioni meteo differenti.

Che cos’è davvero il radon

Il radon è un gas radioattivo naturale prodotto dal decadimento dell’uranio presente in suoli e rocce. All’aperto si disperde, mentre negli ambienti chiusi può entrare da fessure, giunti, passaggi di impianti, cantine e parti dell’edificio a contatto con il terreno.

Il motivo per cui interessa la salute pubblica è chiaro: l’esposizione prolungata ad alte concentrazioni indoor è associata a un aumento del rischio di tumore al polmone. Il rischio è più alto per chi fuma, ma questo non trasforma il tema in una diagnosi individuale: significa che l’ambiente domestico va valutato con misure reali, non con sensazioni.

Kit anonimo per misurare la qualità dell'aria in casa vicino a una finestra
Kit anonimo per la misurazione del radon in casa: immagine illustrativa generata con AI, non riferita a prodotti, marchi o abitazioni reali.

Perché riguarda anche la Lombardia

ARPA Lombardia ha segnalato nel 2026 che la Regione è tra quelle con mappatura completa delle aree prioritarie. Le concentrazioni medie più elevate sono state rilevate soprattutto in aree montane e pedemontane, con province come Sondrio, Varese, Bergamo, Brescia e Lecco citate nelle comunicazioni ambientali.

Questo non vuol dire che ogni casa in quelle zone sia a rischio alto, né che fuori da quelle zone il tema sparisca. La regola pratica è più semplice: il dato territoriale orienta l’attenzione, ma la situazione della singola abitazione si conosce solo misurando.

Cosa sapere prima di comprare o affittare casa

La domanda giusta non è “si sente aria pesante?”, perché il radon non si percepisce. Conta piuttosto dove si trovano i locali abitati: seminterrati, taverne, camere al piano terra, uffici ricavati in locali bassi e stanze sopra cantine o vespaio meritano più attenzione.

È utile chiedere se sono già state fatte misurazioni, con quale durata e da chi. L’OMS indica che i livelli possono oscillare nel tempo e raccomanda misure sufficientemente lunghe, spesso con piccoli rilevatori passivi. Per decisioni pratiche, meglio affidarsi a protocolli nazionali, ARPA, tecnici qualificati o servizi di dosimetria, evitando test improvvisati letti come verdetti assoluti.

Cosa controllare e cosa evitare

Il primo controllo è la posizione dell’edificio rispetto al terreno: piani bassi, fessure, locali poco ventilati e passaggi di tubazioni possono favorire l’ingresso del gas. Il secondo è la ventilazione reale, non quella immaginata: una stanza chiusa per ore, anche se ordinata e asciutta, può avere ricambi d’aria insufficienti.

Da evitare sono due scorciatoie opposte. La prima è ignorare il tema perché “la casa è nuova” o perché non c’è muffa. La seconda è comprare soluzioni costose senza una misura affidabile. Se il valore rilevato è alto, gli interventi possibili esistono, dalla ventilazione al trattamento delle vie d’ingresso dal suolo, ma vanno scelti con competenza tecnica.

Il punto che divide: allarmismo o prevenzione?

Il radon crea discussione perché è invisibile e perché parla insieme di salute, geologia, edilizia e abitudini domestiche. Per alcuni sembra un rischio remoto; per altri diventa una paura generica. La via più utile sta nel mezzo: non trasformarlo in emergenza quotidiana, ma nemmeno liquidarlo come un dettaglio da specialisti.

La prevenzione funziona proprio perché è concreta. Una misura fatta bene dà un numero, permette di capire se servono interventi e riduce le decisioni prese a occhio. In una casa già abitata, questo vale più di qualunque promessa commerciale.

Domande rapide

Il radon si sente con l’odore?

No. ISS e OMS lo descrivono come un gas inodore, incolore e insapore. Per questo serve una misurazione.

Aprire le finestre basta?

La ventilazione può aiutare a ridurre la concentrazione, ma non sostituisce una valutazione se il problema è significativo o ricorrente. Nei casi critici servono soluzioni tecniche mirate.

Il piano terra è sempre pericoloso?

No. I piani bassi sono più esposti in media, ma case vicine possono avere valori diversi. Il dato utile è quello misurato nell’abitazione.

Quando conviene pensarci?

Quando si vive o si lavora a lungo in locali a contatto con il terreno, quando si compra o ristruttura casa, o quando la propria zona è indicata tra quelle da monitorare con più attenzione.

Fonti

  • Istituto Superiore di Sanità, EpiCentro, scheda informativa sul radon: epicentro.iss.it/radon
  • Organizzazione Mondiale della Sanità, fact sheet “Radon”: who.int
  • ARPA Lombardia, aree prioritarie rischio radon e mappatura regionale: arpalombardia.it
  • Regione Lombardia, radon in Lombardia, normativa, prevenzione e citizen science: regione.lombardia.it
  • Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Piano nazionale d’azione per il radon: mase.gov.it

Ultimo controllo: 15/09/2026, ore 07:47 CEST, Europe/Rome.

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