Il radon in casa non avvisa perché non ha odore, colore o sapore: non si riconosce entrando in una stanza e non lascia una macchia sul muro. Il punto non è spaventarsi, ma capire se l’abitazione ha locali a contatto con il terreno e se vale la pena misurarlo con strumenti adatti. In Lombardia il tema è tornato concreto con le mappature regionali delle aree prioritarie e con le campagne di monitoraggio.
Se ne parla soprattutto quando si avvicina la stagione in cui le finestre restano più chiuse e si vive di più negli ambienti interni. Ma il radon non è un problema solo invernale: secondo ISS e OMS può accumularsi negli edifici durante tutto l’anno, con variazioni anche forti tra case vicine, piani diversi e condizioni meteo differenti.
Che cos’è davvero il radon
Il radon è un gas radioattivo naturale prodotto dal decadimento dell’uranio presente in suoli e rocce. All’aperto si disperde, mentre negli ambienti chiusi può entrare da fessure, giunti, passaggi di impianti, cantine e parti dell’edificio a contatto con il terreno.
Il motivo per cui interessa la salute pubblica è chiaro: l’esposizione prolungata ad alte concentrazioni indoor è associata a un aumento del rischio di tumore al polmone. Il rischio è più alto per chi fuma, ma questo non trasforma il tema in una diagnosi individuale: significa che l’ambiente domestico va valutato con misure reali, non con sensazioni.

Perché riguarda anche la Lombardia
ARPA Lombardia ha segnalato nel 2026 che la Regione è tra quelle con mappatura completa delle aree prioritarie. Le concentrazioni medie più elevate sono state rilevate soprattutto in aree montane e pedemontane, con province come Sondrio, Varese, Bergamo, Brescia e Lecco citate nelle comunicazioni ambientali.
Questo non vuol dire che ogni casa in quelle zone sia a rischio alto, né che fuori da quelle zone il tema sparisca. La regola pratica è più semplice: il dato territoriale orienta l’attenzione, ma la situazione della singola abitazione si conosce solo misurando.
Cosa sapere prima di comprare o affittare casa
La domanda giusta non è “si sente aria pesante?”, perché il radon non si percepisce. Conta piuttosto dove si trovano i locali abitati: seminterrati, taverne, camere al piano terra, uffici ricavati in locali bassi e stanze sopra cantine o vespaio meritano più attenzione.
È utile chiedere se sono già state fatte misurazioni, con quale durata e da chi. L’OMS indica che i livelli possono oscillare nel tempo e raccomanda misure sufficientemente lunghe, spesso con piccoli rilevatori passivi. Per decisioni pratiche, meglio affidarsi a protocolli nazionali, ARPA, tecnici qualificati o servizi di dosimetria, evitando test improvvisati letti come verdetti assoluti.
Cosa controllare e cosa evitare
Il primo controllo è la posizione dell’edificio rispetto al terreno: piani bassi, fessure, locali poco ventilati e passaggi di tubazioni possono favorire l’ingresso del gas. Il secondo è la ventilazione reale, non quella immaginata: una stanza chiusa per ore, anche se ordinata e asciutta, può avere ricambi d’aria insufficienti.
Da evitare sono due scorciatoie opposte. La prima è ignorare il tema perché “la casa è nuova” o perché non c’è muffa. La seconda è comprare soluzioni costose senza una misura affidabile. Se il valore rilevato è alto, gli interventi possibili esistono, dalla ventilazione al trattamento delle vie d’ingresso dal suolo, ma vanno scelti con competenza tecnica.
Il punto che divide: allarmismo o prevenzione?
Il radon crea discussione perché è invisibile e perché parla insieme di salute, geologia, edilizia e abitudini domestiche. Per alcuni sembra un rischio remoto; per altri diventa una paura generica. La via più utile sta nel mezzo: non trasformarlo in emergenza quotidiana, ma nemmeno liquidarlo come un dettaglio da specialisti.
La prevenzione funziona proprio perché è concreta. Una misura fatta bene dà un numero, permette di capire se servono interventi e riduce le decisioni prese a occhio. In una casa già abitata, questo vale più di qualunque promessa commerciale.
Domande rapide
Il radon si sente con l’odore?
No. ISS e OMS lo descrivono come un gas inodore, incolore e insapore. Per questo serve una misurazione.
Aprire le finestre basta?
La ventilazione può aiutare a ridurre la concentrazione, ma non sostituisce una valutazione se il problema è significativo o ricorrente. Nei casi critici servono soluzioni tecniche mirate.
Il piano terra è sempre pericoloso?
No. I piani bassi sono più esposti in media, ma case vicine possono avere valori diversi. Il dato utile è quello misurato nell’abitazione.
Quando conviene pensarci?
Quando si vive o si lavora a lungo in locali a contatto con il terreno, quando si compra o ristruttura casa, o quando la propria zona è indicata tra quelle da monitorare con più attenzione.
Fonti
- Istituto Superiore di Sanità, EpiCentro, scheda informativa sul radon: epicentro.iss.it/radon
- Organizzazione Mondiale della Sanità, fact sheet “Radon”: who.int
- ARPA Lombardia, aree prioritarie rischio radon e mappatura regionale: arpalombardia.it
- Regione Lombardia, radon in Lombardia, normativa, prevenzione e citizen science: regione.lombardia.it
- Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Piano nazionale d’azione per il radon: mase.gov.it
Ultimo controllo: 15/09/2026, ore 07:47 CEST, Europe/Rome.