I 23 metri sono l’arretramento medio misurato sul fronte del ghiacciaio della Marmolada nella campagna 2026. Cambiano la visita perché trasformano la montagna da semplice sfondo panoramico a luogo da leggere con più attenzione: sentieri, punti di osservazione, meteo e sicurezza contano più della foto veloce. Il dato non dice che domani il ghiacciaio sparirà, ma conferma una perdita rapida e visibile.
La notizia arriva dopo l’ottava Campagna glaciologica partecipata promossa dal Museo di Geografia dell’Università di Padova, con la partecipazione di ARPAV. Secondo i dati rilanciati da SNPA, nel 2026 il ghiacciaio principale ha perso 9 ettari, scendendo da 92 a 83 ettari, e ha registrato un arretramento medio di 23 metri. È un numero che interessa anche chi non scala: riguarda turismo alpino, paesaggio, acqua, memoria dei luoghi e modo di programmare una gita in quota.

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Perché se ne parla adesso
La misurazione è stata diffusa a settembre, quando il bilancio dell’estate in quota diventa più leggibile. SNPA parla di dati record nel 2026: il ghiacciaio arretra di altri 23 metri e la superficie scende a 83 ettari. La stessa cornice climatica è importante, perché l’estate 2026 è stata indicata dal sistema nazionale delle agenzie ambientali come la più calda della serie storica in molte regioni italiane.
Il punto non è trasformare ogni escursione in un allarme. È capire che un ghiacciaio non è un fondale immobile. Se cambia la neve residua, cambiano anche la percezione dei percorsi, la stabilità di alcuni ambienti, la disponibilità d’acqua e il modo in cui guide, enti locali e visitatori raccontano la montagna.
Cosa sapere prima di guardare quei numeri
I 23 metri indicano l’arretramento medio sui segnali frontali usati per misurare il ghiacciaio. I 9 ettari, invece, riguardano la perdita di superficie complessiva nell’ultimo anno. Sono due misure diverse e non vanno sommate o confuse.
Anche la parola “record” va letta bene. Non significa che ogni punto della Marmolada si sia comportato allo stesso modo, né che un singolo dato basti a descrivere tutta la montagna. Serve però a segnalare una tendenza netta: il ghiacciaio principale delle Dolomiti continua a ridursi e lo fa con una velocità che rende i confronti annuali sempre più importanti.
Cosa controllare se programmi una gita
- Meteo e temporali: in quota il tempo può cambiare in fretta. Controlla bollettini ufficiali e non fermarti a una sola app.
- Itinerario reale: verifica se il percorso passa su neve, ghiaccio, ghiaione o tratti attrezzati. La foto online può essere vecchia.
- Competenze del gruppo: una camminata panoramica non è la stessa cosa di un itinerario su ambiente glaciale.
- Orari degli impianti e rientro: la visita funziona solo se il ritorno è pianificato, soprattutto a fine stagione.
- Segnaletica locale: divieti, chiusure e indicazioni delle autorità valgono più del racconto trovato sui social.
Cosa evitare
Evita di inseguire il ghiacciaio come se fosse un’attrazione da raggiungere a ogni costo. Le immagini ravvicinate possono spingere a sottovalutare crepacci, sfasciumi, scariche di pietre e cambi repentini del terreno. Se l’itinerario richiede competenze alpinistiche, attrezzatura o accompagnamento, non va improvvisato.
Da evitare anche il racconto opposto, cioè ridurre tutto a una frase catastrofica. La perdita è seria, documentata e utile da conoscere, ma va comunicata con dati chiari: superficie, arretramento, anno di confronto, fonte e contesto.

Il nodo che divide: turismo o testimonianza?
La Marmolada resta una meta fortissima perché unisce paesaggio, storia, sport e memoria alpina. Proprio per questo il ghiacciaio non è solo un tema scientifico. È anche una domanda turistica: come si racconta un luogo che cambia sotto gli occhi dei visitatori?
Una risposta pratica è spostare l’attenzione dal “vedere il ghiaccio” al capire cosa si sta osservando. Cartelli, guide, musei, bollettini, percorsi sicuri e dati aggiornati possono rendere la visita più consapevole senza trasformarla in una lezione pesante. Il numero 23, in questo senso, è un invito a guardare meglio.
Domande rapide
Il ghiacciaio della Marmolada è già scomparso?
No. I dati 2026 parlano di una superficie scesa a 83 ettari, non di scomparsa. La tendenza, però, è di forte riduzione.
I 23 metri sono uguali in tutto il ghiacciaio?
No. È un arretramento medio sui segnali frontali monitorati. Alcuni settori possono comportarsi in modo diverso.
Si può ancora visitare la zona?
Sì, ma la visita va pianificata con bollettini aggiornati, percorsi adatti alle proprie capacità e rispetto delle indicazioni locali. Per itinerari tecnici servono competenza e, quando necessario, professionisti della montagna.
Fonti
- SNPA, “Marmolada. Continua il ritiro, dati record nel 2026”: https://www.snpambiente.it/notizie/temi/report-intertematici/cambiamenti-climatici/marmolada-continua-il-ritiro-dati-record-nel-2026/
- ARPAV, comunicato “Marmolada. Continua il ritiro, dati record nel 2026”: https://www.arpa.veneto.it/
- Università di Padova, cartella stampa della Campagna glaciologica partecipata 2026: https://wwwassets.unipd.it/sites/default/files/2026-09/CS_Marmolada%202026%20-%20def.pdf
- SNPA, “Clima: l’estate 2026 la più calda della serie storica”: https://www.snpambiente.it/
Ultimo controllo: 13/09/2026, ore 07:43 CEST, Europe/Rome.